besties o amanti?

#besties o amanti?

Riconosciamo le identità del passato solo quando usano parole moderne?

In ogni epoca sono esistite persone che provavano amore per persone dello stesso sesso o che superavano i ruoli di genere imposti dalla società. Le fonti antiche raccontano di relazioni tra uomini o tra donne. Nel Medioevo e nella prima età moderna, tracce di queste vite emergono in atti giudiziari, cronache e leggende agiografiche.

L’esistenza di identità queer non è dunque un fenomeno moderno. Diverso da oggi era però il modo in cui queste persone potevano comprendere e definire sé stesse. Termini moderni come “lesbica”, “gay”, “trans” o “queer” non esistevano ancora. La distinzione netta tra preferenza omosessuale ed eterosessuale si affermò come concetto solo intorno al 1870.
Nella ricerca storica si parla di anacronismo quando categorie del presente vengono trasferite direttamente su società del passato. I concetti identitari di oggi non possono essere applicati senza cautela a epoche precedenti. Anche l’immagine di sé, il linguaggio, i gesti e il modo di esprimere gli affetti erano diversi. Per storiche e storici è quindi spesso difficile definire con precisione i rapporti tra le persone. Erano migliori amici? Fratelli o sorelle? Coinquilini? Allievi e maestri? Persone di fiducia? O forse amanti?

In questo contesto la semantica dell’amicizia è importante. In età premoderna, l’“amicizia ideale” tra uomini era spesso considerata un legame spirituale particolarmente elevato, superiore al matrimonio inteso soprattutto come unione funzionale. Nelle lettere le formulazioni appassionate, che oggi sembrano confessioni d’amore, potevano essere all'epoca parte di uno stile retorico comune tra amici intimi. Laddove mancano prove inequivocabili di intimità fisica, l'interpretazione storica deve restare prudente.
Karl Maria Kertbeny, ca. 1865

Karl Maria Kertbeny ( 1824-1882)

Karl Maria Kertbeny (1824-1882) era uno scrittore, traduttore e pubblicista austro-ungarico. Divenne noto soprattutto per i termini da lui coniati: nel 1868, in una lettera, usò a quanto pare per la prima volta la parola “omosessuale”; nel 1869 il termine “omosessualità” comparve per la prima volta a stampa in uno scritto anonimo contro la persecuzione penale degli atti sessuali tra uomini.

Kertbeny non argomentava in termini religiosi o medici, ma giuridici: il desiderio per persone dello stesso sesso non era, secondo lui, un vizio scelto liberamente e quindi non doveva essere punito. I suoi termini furono poi ripresi dalla medicina, dalla sessuologia e dal dibattito pubblico, contribuendo a definire la distinzione tra orientamento omosessuale ed eterosessuale.

Non è possibile stabilire con certezza se Kertbeny desiderasse uomini. Pubblicamente si definiva “normosessuale”; spiegava il proprio impegno con il suicidio di un giovane amico, ricattato per le sue inclinazioni verso persone dello stesso sesso. I suoi diari lasciano tuttavia intuire un’attrazione per la bellezza maschile e possibili esperienze omosessuali.


Karl Maria Kertbeny
ca. 1850.
da: Goodbye to Berlin? 100 Jahre Schwulenbewegung (Berlin: Verlag rosa Winkel, 1997)

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