La musica nella città e nel lavoro

La musica nella città e nel lavoro

Al di fuori dei monasteri e delle corti nobiliari esisteva un vivace mondo musicale profano, che caratterizzava la vita della popolazione nelle città, nei mercati e nei villaggi. Questa cultura quotidiana era rumorosa e pragmatica, strettamente legata a feste, lavoro e rituali.

Un ruolo centrale spettava agli Spielleute, i musicisti itineranti. Questi si collocavano al di fuori dell’ordinamento medievale dei ceti e spesso non godevano dei diritti di cittadinanza, ma erano indispensabili per la vita sociale. Si esibivano nelle fiere, ai matrimoni e nelle locande. Il loro repertorio era molto vario: suonavano musica da danza, cantavano mordaci canti satirici, raccontavano ballate su delitti e sciagure e accompagnavano esibizioni acrobatiche. Poiché gran parte della popolazione non sapeva né leggere né scrivere, questa cultura musicale si basava sulla tradizione orale. Strumenti come la cornamusa, la ghironda, i flauti portatili e semplici tamburi dominavano questo ambiente sonoro. Si distinguevano per il volume e la capacità di farsi sentire all’aperto. Nei mercati cittadini di centri come Bolzano, Vipiteno o Merano si incontravano diversi ceti sociali. La musica degli Spielleute offriva intrattenimento a tutti, ma spesso dava anche voce al malcontento sociale attraverso testi satirici rivolti contro le autorità.

Nelle città del XV secolo, le amministrazioni cittadine iniziarono a organizzare e controllare questa pratica musicale. Una chiara testimonianza è l’ordinamento scolastico di Bolzano del 1424. Il documento attesta l’obbligo del maestro della scuola cittadina, il cosiddetto Junkmeister, di impartire ai ragazzi un’educazione musicale e canora. Questi ultimi non garantivano soltanto l’accompagnamento musicale delle funzioni religiose nelle chiese parrocchiali, ma partecipavano regolarmente anche alle manifestazioni profane nello spazio urbano.

Un appuntamento importante delle consuetudini cittadine era il cosiddetto Ansingen di Bolzano. In occasione di questa usanza di Capodanno, gruppi di cantori percorrevano le strade e intonavano canti augurali davanti alle case dei cittadini benestanti, chiedendo in cambio denaro o beni in natura. La musica assumeva qui una precisa funzione di scambio economico e sociale.

Una fonte particolarmente ricca sulla cultura festiva urbana è costituita dall’Archivio dei drammi di Vipiteno. Questa raccolta eccezionale conserva testi e dettagliate indicazioni sceniche per rappresentazioni religiose e profane messe in scena nelle piazze pubbliche. Vi figurano sia drammi della Passione sia farse carnevalesche dal tono spesso grossolano. La musica era parte integrante di queste rappresentazioni teatrali, che potevano durare diversi giorni. Gli scolari e i musicisti cittadini eseguivano brani cantati, accompagnavano l’entrata in scena degli attori e suonavano pezzi strumentali per scandire le diverse scene. In questi documenti urbani diventa così riconoscibile il passaggio dall’improvvisazione a forme di rappresentazione organizzate per iscritto.

L'ordinamento scolastico di Bolzano

Le autorità cittadine organizzarono in modo mirato l’insegnamento della musica per rispondere alle esigenze rappresentative della comunità urbana durante feste e funzioni religiose. L’ordinamento scolastico di Bolzano del 1424, il più antico del Tirolo, contiene disposizioni relative all’insegnamento e al canto liturgico degli scolari della parrocchia.

Urbario e libro giuridico della chiesa parrocchiale di Santa Maria di Bolzano, fol. 128r e 129v
1453/60
Bibliothèque nationale et universitaire Strasbourg, Ms. 2111, allemands 187

Menestrelli

Nel Medioevo i menestrelli viaggiavano come musicisti, cantori, danzatori e intrattenitori. Molti si spostavano di città in città e si guadagnavano da vivere in occasione di feste, fiere, matrimoni o nelle locande. Si esibivano anche presso le corti principesche e accompagnavano celebrazioni pubbliche e processioni. Il loro repertorio comprendeva, oltre a musica e danza, anche recitazione, acrobazie, scherzi e giochi di abilità.

I menestrelli provenivano da diversi strati sociali, ma la maggior parte apparteneva ai ceti inferiori. Il loro stile di vita itinerante li rendeva al tempo stesso degli emarginati. Autori ecclesiastici mettevano in guardia contro la loro musica e le loro esibizioni, che potevano essere considerate sconvenienti o moralmente pericolose. Anche dal punto di vista giuridico, in molti luoghi i menestrelli erano svantaggiati. Abiti vistosi e sonagli potevano già identificarli esteriormente come appartenenti a un mestiere considerato «disonorevole». Le menestrelle erano esposte a ulteriori pregiudizi, soprattutto quando si esibivano come danzatrici.

Dettaglio dei menestrelli da Meister Heinrich Frauenlob
Große Heidelberger Liederhandschrift (Codex Manesse), fol. 399r
Universitätsbibliothek Heidelberg
Zurigo, ca. 1300 -ca. 1340

Continua a leggere:

Prenota ora